Dolce sapore, aria di festa
sei tu la maschera di cartapesta
che prende il cuore, prende la testa
sei l'invenzione del vecchio carrista.
Mi piace quando i sonagli rintoccano per tre volte un attimo prima che scoppi il ritornello. Il piffero che si sente all'inizio della terza strofa. Mi piace il ritmo tambureggiante e monotono e tutto il movimento incredibile delle tastiere nella prima parte del ritornello, e quell'innalzarsi di non so cosa ad ogni verso della sua seconda parte. Mi piace quella melodia dell'introduzione così triste e quel "Va, la musica va, e va, la musica va" così incalzante. Il suo sovrapporsi di voci maschili nella strofa, l'intreccio con una quella femminile acutissima nel ritornello.
Anni di storia sulla sua pelle
di verità date in pasto alle folle
con la miseria, zucchero e stelle
mentre le sfingi raccontano balle.
Mi piace perché è contemporaneamente la canzone meno carnevalesca e quella più carnevalesca di tutto il repertorio cittadino. La musica è malinconica. Nostalgica, ma di qualcosa che è oltre il carnevale. Le liriche sono rinascimentali. Umanistiche, quasi, nell’interpretazione che danno della festa. E marginalmente viareggine. E’ bellissima. La ascolterei cento volte di seguito. Mi esalto e mi struggo ogni volta.
mani di mago, magia di pennelli,
grande maestro, i tuoi ritornelli
del carnevale scatenano i balli.
E in sottofondo, si fa per dire, questa canzone così strana, che insisteva insisteva insisteva. La rimettevano da capo o si era bloccata. O sono io che non so spiegarmi come mai mi ricordo che mi sembrava non finisse mai. Forse la mente da sola ha prolungato all’infinito quel finale di voci che si rincorrono una sull’altra. La donna che dice “Musica vola via...” e l’uomo “Va, la musica vaaaaaaa” e questi uccelli che, in effetti, tentano di volare via. E le ha protratte per un tempo lunghissimo e i fuochi d’artificio che non cominciano e il verdetto che non arriva.
c’è tutto il mondo che vuole capire
questo universo da giocoliere
che ruba l’anima e fa innamorare.
E ritrovi tante belle novità, come i brigidini con qualche goccia di cioccolato colata sopra.
E credi di averle viste tutte. Ma scopri che non è per niente vero. E te ne accorgi quando, come stasera al rione, vedi un tizio travestito da passaggio a livello con sbarra, campanella e croce di Sant’Andrea, e altri due tipi mascherati da Pan di Stelle.
scherzo dell’ironia, col trucco liberi la gente,
Nel carosello di maschere
Così ti accorgi di esistere
Sempre più giovane, nitida immagine sei,
E’ la tua origine povera
Che ha dato vita alla satira,
Suono di cembalo rosso, coriandolo va.
La musica va. E va, la musica va.
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