Suono di cembalo rosso, coriandolo va.

sabato, 26 gennaio 2008 - 01:57

Dolce sapore, aria di festa
sei tu la maschera di cartapesta
che prende il cuore, prende la testa
sei l'invenzione del vecchio carrista.

Mi piace quando i sonagli rintoccano per tre volte un attimo prima che scoppi il ritornello. Il piffero che si sente all'inizio della terza strofa. Mi piace il ritmo tambureggiante e monotono e tutto il movimento incredibile delle tastiere nella prima parte del ritornello, e quell'innalzarsi di non so cosa ad ogni verso della sua seconda parte. Mi piace quella melodia dell'introduzione così triste e quel "Va, la musica va, e va, la musica va" così incalzante. Il suo sovrapporsi di voci maschili nella strofa, l'intreccio con una quella femminile acutissima nel ritornello.

Anni di storia sulla sua pelle
di verità date in pasto alle folle
con la miseria, zucchero e stelle
mentre le sfingi raccontano balle.

Mi piace perché è contemporaneamente la canzone meno carnevalesca e quella più carnevalesca di tutto il repertorio cittadino. La musica è malinconica. Nostalgica, ma di qualcosa che è oltre il carnevale. Le liriche sono rinascimentali. Umanistiche, quasi, nell’interpretazione che danno della festa. E marginalmente viareggine. E’ bellissima. La ascolterei cento volte di seguito. Mi esalto e mi struggo ogni volta.

Vivi con estro e sogni modelli
mani di mago, magia di pennelli,
grande maestro, i tuoi ritornelli
del carnevale scatenano i balli.

E poi mi ricorda un momento di attesa, una fine dei corsi di tanti anni fa. Forse quando eravamo anche noi su un carro e si aspettava la proclamazione dei vincitori e i fuochi. E ho proprio l’immagine di me sopraelevata e rivolta a nord est, verso Massa, che guardo un’enorme gabbia dorata piena di uccelli giganti di carta pesta, che da chiusa si apriva per lasciarli volare via. Chi se lo ricorda quel carro?
E in sottofondo, si fa per dire, questa canzone così strana, che insisteva insisteva insisteva. La rimettevano da capo o si era bloccata. O sono io che non so spiegarmi come mai mi ricordo che mi sembrava non finisse mai. Forse la mente da sola ha prolungato all’infinito quel finale di voci che si rincorrono una sull’altra. La donna che dice “Musica vola via...” e l’uomo “Va, la musica vaaaaaaa” e questi uccelli che, in effetti, tentano di volare via. E le ha protratte per un tempo lunghissimo e i fuochi d’artificio che non cominciano e il verdetto che non arriva.

Scendi nel corso, ridi giullare,
c’è tutto il mondo che vuole capire
questo universo da giocoliere
che ruba l’anima e fa innamorare.

Buon sangue non mente, è proprio vero. Salti a piè pari un anno di carnevale e credi, quando ritorna, di averne meno voglia, di essere cresciuta, di poterne fare a meno. Ma uno che nasce qui, anche se è perplesso di fronte agli “estremismi viaregginistici”, sente muovere la folla e i mascheroni come membra dello stesso corpo, sente le voci che cantano le canzoni senza neanche pensarci perché non esiste che non le sai e se le sai, le devi cantare, si cantano da sole da quanto presto te le hanno fatte ascoltare e amare sui “disconi”.
E ritrovi tante belle novità, come i brigidini con qualche goccia di cioccolato colata sopra.
E credi di averle viste tutte. Ma scopri che non è per niente vero. E te ne accorgi quando, come stasera al rione, vedi un tizio travestito da passaggio a livello con sbarra, campanella e croce di Sant’Andrea, e altri due tipi mascherati da Pan di Stelle.

Musica vola via, è carnevale, finalmente,
scherzo dell’ironia, col trucco liberi la gente,
Nel carosello di maschere
Così ti accorgi di esistere
Sempre più giovane, nitida immagine sei,
E’ la tua origine povera
Che ha dato vita alla satira,
Suono di cembalo rosso, coriandolo va.
La musica va. E va, la musica va.

E ora eccola. Ci mancherebbe che non la postassi, dopo tutta ‘sta ziganata encomiastica.


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Cooosa essere tu?
Un tipo un po' vintage, che d'inverno studia robe medievali e ingrassa e d'estate serve le pizze e dimagrisce e che in entrambi i ruoli si sente sempre POCO CREDIBILE, dai gusti musicali eclettici, preferibilmente allodici, il cui prossimo obbiettivo è imparare a stare sulle punte (da autodidatta), il cui sogno nel cassetto è vedere un manoscritto dal vivo, toccarlo e annusarlo. Poco credibile, visto?


Amo
FeedbackPrinz (ormai quasi FeedbackKönig), le opere liriche, stare sola, l'idea di studiare più che lo studio, lo confesso, la mia bicicletta coi freni a bacchetta chiamata Gosdea, comprare valanghe di libri, la mia penna parker rosa antico che chissà dove l'ho messa, girarmi o farmi girare una sigaretta, il vintage, vagare con lo sguardo sui libri di uno scaffale di una biblioteca altrui, il sole di maggio, immaginare cosa sarò, i coccodrillini e le cocacoline gommose, la carta, i Beatles, Bob Dylan, Gregorio Casa, Sex and the City e la somma Carrie, fare la spesa col mio amato, sentir parlare il francese e l'inglese, il tè, soprattutto il Chai Indiano ed il Thé Des Amants, "Un viejo caña con su caballo, están durmiendo en su cabaña!".


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