Nanda, I love you.

mercoledì, 07 maggio 2008 - 13:35

Dopo aver scoperto con insolito piacere che l'ammissione al prestito presso la Comunal Biblioteca dal 2008 è nientepopodimenoché gratuita, ho immediatamente messo mano su un libro di Fernanda Pivano, a cui ronzavo intorno da un po', e di cui avevo da poco parlato col mio amato, domenica sulle curve della frondosa strada per Nozzano.

Ho letto la prefazione. Ho sfogliato qualche pagina.
Poi ho chiuso tutto e ho umilmente deciso di ripartire dall'Iliade.

Nanda, I love you.

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Secondo post evenemenziale

sabato, 03 maggio 2008 - 13:58

(in risposta a 00000000000)

Doveasi tenere un pic-nic a Compignano, un locus amoenus dei miei prediletti (anzi Il Locus Amoenus), raggiungibile salendo una svolta del monte Quiesa, nel punto in cui se vai a dritto scollini e arrivi a Lucca, passando per Maggiano (il Magliano di tobiniana memoria, per i non-indigeni), se giri a sinistra vai a Chiatri, a una paio d'ottimi ristoranti, al noto sexy night club Gilda che si fregia di una gigantesca scritta luminosa sulla pancia della collina visibile dalla costa, in stile quiesarotthollywoodiano, e se giri e sali a destra, arrivi a Compignano.

Colà ergesi una chiesa su una collinetta, circondata da uliveti, con vista sui colli toscani, sulla piana di Lucca e sul mare. E' presente non troppo discosto dalla chiesa anche un country churchyard in piena regola, con cinta quadrangolare, cappella centrale e tutte croci giro giro come se i morti si guardassero e si dicessero "Certo abbiam avuto propio 'ulo a esse stati seppelliti vì". Dalla parte opposta, alla destra della chiesetta sopraelevata, l'uliveto del prete su due terrazzamenti, aperto sulla valle e chiuso da una collinetta alberata.

Ma il tempo era incerto. Allora, per non rischiare, ho messo a disposizione la nostra casina giù, un appartamento che s'affitta l'estate ai bagnanti, a du' vecchietti di Firenze, il luglio e l'agosto. Ancora non c'è nessuno, il salotto è stato ristrutturato quest'inverno, quindi, possiamo mangiare lì.

Siamo io e il Signor D., e "i pisani", ovvero Simone e Viola, e la compagna Musumeci in trasferta.
Ci si trova alla Pam: smantellata; ci si sposta alla Conad: chiusa; resta il Penny Market, dove tutti insieme ci riforniamo di fusilli, pelati, insalata, pumidori, vino rosso, bistecchine di maiale e sei cornocchie di salsiccia.

Giunti a casa mia, il tempo si era messo sul bello, dunque abbiamo trasportato fuori tavolino e sedie, non senza scomodare la statica mummificazione della porta. Chi puliva l'insalata, chi sfumacchiava, chi preparava il sughino, in quella casetta qui sotto che faceva rivivere a Simone la sua felicità degli anni Sessanta (?).

In giardino, abbiamo brindato a chi lavora, abbiamo finito due bottiglie di vino, spazzolato la pentola e le bistecche ma le salsicce no. Alla fine ho fatto scorrazzare Chicco, che, ormai al rallentatore, si spostava da un vaso all'altro, si perdeva nella giungla dell'erba alta, brucava qualche fiore, e, in un impeto di ritrovata ferinità, batteva i piedi (pericolo!), al passaggio di un gattone nero che non se l'è cacato di striscio.

Abbiamo rigovernato un po' per uno e poi a piedi ci siamo fatti la strada, più o meno, da casa alla Carmencita a prendere il caffè: i pisani che non erano mai stati a Viareggio, alla vista della folla e delle architetture Liberty che hanno creduto fittizie, si sentivano un po' a Disneyland e si aspettavano che da un momento all'altro saltasse fuori Paperino.

Alle fin, sono stati riaccompagnati a Pisa, passando per la cattedrale grunge in Avane, dove un allodio e mezzo erano impegnati nelle registrazioni, primo o non primo maggio.
E io sono andata a lavorare.
Ma, Compignano, tornerò.

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Cecco

sabato, 27 ottobre 2007 - 16:38

– Becchin’amor! – Che vuo’, falso tradito?
– Che mi perdoni. – Tu non ne se’ degno.
– Merzé, per Deo! – Tu vien’ molto gecchito.
– E verrò sempre. – Che sarammi pegno?

– La buona fé. – Tu ne se’ mal fornito.
– No inver’ di te. – Non calmar, ch’i’ ne vegno.
– In che fallai? – Tu sa’ ch’i’ l’abbo udito.
– Dimmel’, amor. – Va’, che ti vegn’un segno!

– Vuo’ pur ch’i’ muoia? – Anzi mi par mill’anni.
– Tu non di’ ben. – Tu m’insegnerai.
– Ed i’ morrò. – Omè che tu m’inganni!

– Die tel perdoni. – E che, non te ne vai?
– Or potess’io! – Tègnoti per li panni?
– Tu tieni ’l cuore. – E terrò co’ tuoi’ guai.


Cecco Angiolieri


Questa poesia la si recitava al primo anno di Lettere, io e il mio compagno di studi Odd Duck, allorché si preparava Letteratura Italiana 1.
Per alleggerirci lo studio mnemonico di vita e opere di venti autori tra Dante e Tasso (argomento e struttura delle opere, e poi la vita a menadito, e tutte le date, tipo che più gossip sapevi sul fratello di Luigi Pulci e più eran contenti), ci leggevamo insieme qualche sonetto. E, in particolare, questo lo si interpretava. Io facevo la parte dell'uomo (cioè declamavo tutti i primi emistichi di ciascun endecasillabo) e lui, ovviamente, da vera signora quale è, la parte della donna (le seconde parti dei versi, le risposte).

Ieri, nel corso della ripulitura del sottotetto, mio padre ha rinvenuto un vecchio manuale di letteratura italiana di mia madre, il "Salinari - Ricci", e sfogliandolo ho trovato i versi del sommo Cecco. E ho mandato a Odd Duck un messaggio.

"Becchin'amor!"

Dopo tre anni, si ricordava ancora.
Ha scritto:

"Che vuo' falsa tradita?"
E ha aggiunto:
"Sei impazzita?"

"– Vuo’ pur ch’i’ muoia? – Anzi mi par mill’anni."
era il nostro verso preferito.

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Madre e figlia paleopatologhe

domenica, 14 ottobre 2007 - 17:27

ox
Francesco I de' Medici.

Discutibile morte di un Granduca. Ultime indagini.
Sabato 13 ottobre 2007, ore 10:00
Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze

Tavola rotonda di esperti paleopatologi, tossicologi, storici della medicina che per poco non fanno a botte per sostenere le tesi innocentiste o colpevoliste: è morto per avvelenamento da arsenico (per mano del fratello minore Ferdinando I, cardinale) o no?
E dov'è il cadavere della seconda moglie Bianca Cappello, nobildonna veneziana?

In tale raffinato contesto culturale mia madre e io ci distinguiamo per la concentrazione e la partecipazione ("Botte! Botte! Botte!", "Grande Piero Pruneti!",  "Vai così Gino, dagliene secche!" ci sussurriamo a vicenda nelle orecchie)

Abbiamo inoltre ammirato il Salone dei Cinquecento a gratis, abbiamo alzato la mano quando il moderatore alla fine ha chiesto al pubblico da che parte stava, abbiamo visto quattro o cinque spose attorniate da giapponesi intenti ad immortalarle senza ritegno.

L'ho inoltre trascinata lungo il perimetro di Palazzo Vecchio, fino all'angusta e breve via del Corno. Solo chi ha letto "Cronache di poveri amanti", e magari anche visto il film, può capire l'emozionante trovarsi tra via de' Leoni e via del Parlascio, vedere lontano via Vinegia, ricreare oltre i vetri di una bottega i segni dell'antica mascalcia, cercare la lanterna del Cervia e figgere gli occhi su tutti i campanelli con l'illusione di ritrovare qualche cognome di cornacchiaio.

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Marcel.

martedì, 25 settembre 2007 - 18:09

Marcel MarceauAdieu!

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non prendetelo sul serio.


Cooosa essere tu?
Un tipo un po' vintage, che d'inverno studia robe medievali e ingrassa e d'estate serve le pizze e dimagrisce e che in entrambi i ruoli si sente sempre POCO CREDIBILE, dai gusti musicali eclettici, preferibilmente allodici, il cui prossimo obbiettivo è imparare a stare sulle punte (da autodidatta), il cui sogno nel cassetto è vedere un manoscritto dal vivo, toccarlo e annusarlo. Poco credibile, visto?


Amo
FeedbackPrinz (ormai quasi FeedbackKönig), le opere liriche, stare sola, l'idea di studiare più che lo studio, lo confesso, la mia bicicletta coi freni a bacchetta chiamata Gosdea, comprare valanghe di libri, la mia penna parker rosa antico che chissà dove l'ho messa, girarmi o farmi girare una sigaretta, il vintage, vagare con lo sguardo sui libri di uno scaffale di una biblioteca altrui, il sole di maggio, immaginare cosa sarò, i coccodrillini e le cocacoline gommose, la carta, i Beatles, Bob Dylan, Gregorio Casa, Sex and the City e la somma Carrie, fare la spesa col mio amato, sentir parlare il francese e l'inglese, il tè, soprattutto il Chai Indiano ed il Thé Des Amants, "Un viejo caña con su caballo, están durmiendo en su cabaña!".


Odio
La maleducazione, le zanzare, l'afa, le paure ipocondriache, dovermi fare i peli, quando non mi piace un libro, il gelato alla frutta, chi non saluta, il raffreddore, quando mi pento di non aver scelto Lingue, la moda attuale tranne poche eccezioni, l'invasione automobilistica delle nostre vite, gli spinaci.


La domanda
A quale terapia dobbiamo sottoporre il nostro desiderio affinché le nostre scelte possano condurci a raggiungere scopi che autenticamente favoriranno il rigoglio della nostra vita?


Souvenirs dal Giosvè Carducci
L'archè è il fuoco!


Passatempi
Attualmente sul comodino: la maga delle spezie - Divakaruni
In ascolto: La voce dell'Albanese
Cinematografo: Zohan - Giuro, non mi aspettavo fosse così.


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