(in risposta a 00000000000)
Doveasi tenere un pic-nic a Compignano, un locus amoenus dei miei prediletti (anzi Il Locus Amoenus), raggiungibile salendo una svolta del monte Quiesa, nel punto in cui se vai a dritto scollini e arrivi a Lucca, passando per Maggiano (il Magliano di tobiniana memoria, per i non-indigeni), se giri a sinistra vai a Chiatri, a una paio d'ottimi ristoranti, al noto sexy night club Gilda che si fregia di una gigantesca scritta luminosa sulla pancia della collina visibile dalla costa, in stile quiesarotthollywoodiano, e se giri e sali a destra, arrivi a Compignano.
Colà ergesi una chiesa su una collinetta, circondata da uliveti, con vista sui colli toscani, sulla piana di Lucca e sul mare. E' presente non troppo discosto dalla chiesa anche un country churchyard in piena regola, con cinta quadrangolare, cappella centrale e tutte croci giro giro come se i morti si guardassero e si dicessero "Certo abbiam avuto propio 'ulo a esse stati seppelliti vì". Dalla parte opposta, alla destra della chiesetta sopraelevata, l'uliveto del prete su due terrazzamenti, aperto sulla valle e chiuso da una collinetta alberata.
Ma il tempo era incerto. Allora, per non rischiare, ho messo a disposizione la nostra casina giù, un appartamento che s'affitta l'estate ai bagnanti, a du' vecchietti di Firenze, il luglio e l'agosto. Ancora non c'è nessuno, il salotto è stato ristrutturato quest'inverno, quindi, possiamo mangiare lì.
Siamo io e il Signor D., e "i pisani", ovvero Simone e Viola, e la compagna Musumeci in trasferta.
Ci si trova alla Pam: smantellata; ci si sposta alla Conad: chiusa; resta il Penny Market, dove tutti insieme ci riforniamo di fusilli, pelati, insalata, pumidori, vino rosso, bistecchine di maiale e sei cornocchie di salsiccia.
Giunti a casa mia, il tempo si era messo sul bello, dunque abbiamo trasportato fuori tavolino e sedie, non senza scomodare la statica mummificazione della porta. Chi puliva l'insalata, chi sfumacchiava, chi preparava il sughino, in quella casetta qui sotto che faceva rivivere a Simone la sua felicità degli anni Sessanta (?).
In giardino, abbiamo brindato a chi lavora, abbiamo finito due bottiglie di vino, spazzolato la pentola e le bistecche ma le salsicce no. Alla fine ho fatto scorrazzare Chicco, che, ormai al rallentatore, si spostava da un vaso all'altro, si perdeva nella giungla dell'erba alta, brucava qualche fiore, e, in un impeto di ritrovata ferinità, batteva i piedi (pericolo!), al passaggio di un gattone nero che non se l'è cacato di striscio.
Abbiamo rigovernato un po' per uno e poi a piedi ci siamo fatti la strada, più o meno, da casa alla Carmencita a prendere il caffè: i pisani che non erano mai stati a Viareggio, alla vista della folla e delle architetture Liberty che hanno creduto fittizie, si sentivano un po' a Disneyland e si aspettavano che da un momento all'altro saltasse fuori Paperino.
Alle fin, sono stati riaccompagnati a Pisa, passando per la cattedrale grunge in Avane, dove un allodio e mezzo erano impegnati nelle registrazioni, primo o non primo maggio.
E io sono andata a lavorare.
Ma, Compignano, tornerò.